IL CORIANDOLO

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Il coriandolo per chi non lo conoscesse è una pianta originaria dei paesi del Mar Mediterraneo,  appartiene alla famiglia delle Ombrellifere, ha una radice molto sottile e delle foglie alterne da cui possono germogliare fiori bianchi o rosa e frutti che possono essere utilizzati in cucina dal sapore dolce.

E’ conosciuto come “prezzemolo cinese” anche se il suo nome originario è “cilantro”.

I suoi semi sono stati ritrovati nelle tombe egizie e in epoca romana venivano usati nella medicina e nella cucina.

Solitamente i frutti del coriandolo sono impiegati come spezie per insaporire piatti di carne o pesce e possono essere miscelati ad altre spezie per generare nuovi sapori.

 

L’aroma coriandolo è ottenuto principalmente dall’olio essenziale di coriandolo ed il suo principale utilizzo è negli “insaccati” in genere. Dagli aromatieri è quel ‘quid’ che apporta un mouthfeel ad alcuni aromi composti.

 

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IL GUSTO DEL CORIANDOLO

Esiste un fatto curioso a riguardo di questo ‘gusto’: da solo può essere percepito un gusto differente dalle persone, a seconda dell’etnia e della genetica.

Insomma, un alimento particolare e complicato che come si suol dire, o lo si ama o lo si odia!

Chi non lo apprezza definisce il suo sapore simile al sapone, muffa o terra mentre chi lo ama lo descrive come un sapore fresco e fragrante: è su questa duplicità di percezione che si giocano i ‘sapori’ negli studi sugli aromi.

E’ stato condotto uno studio dove si denuncia che il 17%  dei caucasici e le popolazioni dell’Asia non tollerano questo alimento a differenza delle popolazioni del medio oriente, ispanici e asia del sud dove invece la percentuale è molto bassa  ( 3-7 % ) e lo utilizzano molto in cucina.

 

GLI USI DEL CORIANDOLO

Il coriandolo oltre a essere utilizzato in cucina in svariati piatti può essere considerato un rimedio naturale per eliminare i metalli pesanti dallo stomaco, per diarrea, meteorismo, problemi digestivi ,stanchezza e colon irritabile preparando un semplice decotto.

Le foglie si adattano bene a piatti corposi di selvaggina, verdura, minestre e formaggi mentre i semi sono più indicati per essere tritati e miscelati con altre spezie essendo più delicati. Ad esempio le varianti del curry.

I semi interi invece vengono utilizzati per aromatizzare i liquori e per arricchire le salse.

 

 


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